venerdì 9 marzo 2018
Un post... tra il serio e il faceto
A maggio 2016 è morta mia nonna. Ne avevo già parlato nell'ultimo post, anche se in maniera molto vaga. Come preferisco sempre far notare, quello che descriverò sono le sensazioni di una persona comunissima, che non vuole insegnare o dimostrare nulla a nessuno. Non prendetele come verità assoluta, perché non lo sono. Il fatto è che, per circa un mese, mi sono sentita strana. A parte la giusta tristezza per la morte di mia nonna, a cui ero piuttosto affezionata, ho cominciato proprio a sentire lei. La sentivo al mio fianco mentre lavoravo o facevo qualsiasi altra cosa. C'erano dei momenti in cui pensavo che, se solo avessi allungato la mano dietro di me, lei l'avrebbe stretta. E c'erano delle volte in cui allungavo davvero la mano dietro di me, rimanendo realmente sorpresa del fatto che non ci fosse nessuno. Potevo percepire una presenza che stava al mio fianco, precisamente vicino alla mia spalla destra. In più, sono cominciate le canzoni. In quel periodo era uscito “Hello”, di Adele. Non avevo veramente mai sentito quella canzone. Non metto mai la radio in macchina, per lo più ascolto solo cd e in quel periodo Zucchero andava per la maggiore, per me, lo ascoltavo fino all'ossessione. Questo fino a qualche giorno dopo la morte di mia nonna, quando il ritornello di “Hello” mi è arrivato di prepotenza alle orecchie. Stavo uscendo in officina (sono segretaria in un'azienda di lavorazioni metalliche), dove avevano acceso la radio. Vi posso garantire che sentire all'improvviso “Hello from the other side” poco dopo la morte di una persona cara è qualcosa che può far venire il latte alle ginocchia in dieci secondi netti, anche, e soprattutto, quando sapete che tendete a fare “voli con la fantasia” e vi siete abituati quindi a razionalizzare tutto quello che vi capita. Da lì, ho cominciato a sentire molto più spesso canzoni il cui testo conteneva un saluto di qualche tipo. In più, ci sono state le farfalle. Dal giorno della morte di mia nonna, per parecchi mesi, ho avuto un viavai di farfalle che mi passava a fianco ogni volta che uscivo all'aria aperta. Ogni. Singola. Volta. Questa cosa si è verificata solo nel 2016.
Inizialmente pensavo che fosse un puro caso, ma l'anno scorso questo fenomeno non si è verificato. L'unica volta in cui una farfalla si è comportata in modo strano è stato quando ho sollevato una mano e questa ci si è posata sopra. È stata l'unica, per il resto... nisba! Non c'era neanche una farfalla che mi passava a fianco. E comunque ne vedevo parecchie. I mesi passavano, e io continuavo a pensare che ci fosse qualcosa che mi stava spingendo ad uscire dal guscio che mi ero costruita negli anni. A fine luglio sono andata con Jessica ad una rievocazione storica. Non ricordo per quale motivo fossimo senza i nostri ragazzi, fatto sta che ci siamo ritrovate lì. C'era una signora che leggeva le carte. Genericamente evito di farmele leggere, perché sono alquanto influenzabile e non volevo ritrovarmi a regolare la mia vita su un percorso “prestabilito”. È il motivo per cui evito il più possibile di leggere anche gli oroscopi. Tuttavia, quel giorno ho deciso che potevo anche smettere di farmi tante pare mentali. Dopotutto, era un gioco, no? Così mi sedetti a quel tavolino e mi presentai. Non dissi niente della mia vita. La prima cosa che mi disse la signora, leggendo le carte, fu “è morto qualcuno di recente, nella tua famiglia?”. Ricordo perfettamente che i miei occhi si sono spalancati e credo di essere impallidita prima di poter rispondere con un incertissimo “sì...”. In parole povere: secondo questa signora, mia nonna mi stava proteggendo e i miei progetti potevano andare in porto. Avevo inoltre un problema con il mio ragazzo, che tendeva a fare un pochino troppo il galletto nel pollaio. A quel punto devo attribuire il mio mancato svenimento ad un puro miracolo. Era da diversi mesi che ero in crisi con il mio ragazzo e non sapevo minimamente cosa fare. Non riuscivo neanche ad identificare il reale problema che mi affliggeva con lui, dal momento che, apparentemente, era perfetto. Insomma, mi amava e desiderava una famiglia con me. Sì, mi aveva procurato una forte delusione, ma pensavo sinceramente di avere superato la cosa. Tuttavia, con lui ero sempre irritabile, meno tempo ci passavo insieme meglio era. La signora concluse che avrei fatto un viaggio, verso ottobre, probabilmente di lavoro, che avrebbe cambiato tutta la mia visione delle cose. Beh, sinceramente, il viaggio che feci esattamente due mesi dopo non era un viaggio di lavoro. Era un week-end a Londra. Dovevo accompagnare mia zia a trovare mio cugino, che vive lì da diversi anni. Quindi, la lasciai con lui e girai per Londra per conto mio. Per la prima volta dopo mesi ero completamente sola, libera di andare in giro per i cavoli miei e girovagare senza una meta precisa. Io che, per sei anni, mi ero abituata a programmare tutto e a sentirmi in colpa se non lo facevo. Ma io non ero così, non lo sono. Mi piace programmare, ma non fino al più misero dettaglio. Ogni tanto mi piace anche fare qualcosa che esuli da schemi preimpostati. E quel giro a Londra riuscì, finalmente, a ribaltare tutte le mie prospettive. Tornai a casa e, una settimana dopo il mio rientro, lasciai il mio ragazzo. Quindi, feci un bilancio della mia vita. Avevo 28 anni, uscivo da una storia di sei anni, introdotta peraltro da una serie di avvenimenti abbastanza funesti. Era morta mia nonna. E tante mie amicizie, con la rottura con il mio ex, erano finite. Avevo davvero voglia di coltivare passioni e rapporti sociali? La risposta fu immediata e lampante: NO, neanche per sbaglio. Per quattro mesi mi chiusi in me stessa. Dovevo rimettermi in sesto. Non mi ero mai permessa di fermarmi davanti a tutte le cose negative che mi erano successe. Possiamo raccontarci tutte le frottole che vogliamo, ma non siamo dei robot. Abbiamo bisogno ogni tanto di fermarci e di soffrire, in barba a chi ci vuole sempre scattanti e felici. Quindi, per quattro mesi, mi fermai. Semplicemente. Non ero pronta a coltivare rapporti sociali, non ero pronta a coltivare la mia passione. Volevo solo starmene chiusa nella mia routine, quella routine che per anni avevo aborrito, e leccarmi le ferite. Stavo male, andavo in paranoia un giorno sì e l'altro pure, piangevo spesso. Eppure, a distanza di un anno, quel periodo lo definisco ancora come un periodo benedetto. C'ero io, e io soltanto. Per anni mi ero ignorata e ora eccomi là. A darmi finalmente il permesso di piangere. A definirmi finalmente come “Angela”, e non come “la ragazza di”, “la sorella di”, “la figlia di”. Per me questo era vitale. Prima di allora, c'erano dei momenti in cui mi guardavo allo specchio e non vedevo veramente nessuno. Non riuscivo a capire chi ero, non riuscivo a riconoscermi. Pensavo “ma veramente questa sono io? Ma chi cavolo sono?”. Questo mi angosciava terribilmente. Dopo quei quattro mesi, quegli episodi non si sono più ripetuti. Le cose hanno cominciato a cambiare. Quello che mi rimane impresso di quell'arco di tempo è la sincronia degli avvenimenti. Dovete sapere che anche Jessica aveva lasciato il suo fidanzato storico, poco prima che io lasciassi il mio. È abbastanza importante, saperlo. Perché a dicembre io e lei trovammo un evento che avrebbe portato parecchie novità nella mia vita. L'evento era una cena a tema medievale, in un ristorante in provincia di Treviso. Non avevamo mai partecipato a iniziative simili con i nostri ex, soprattutto considerando che siamo di Padova e la strada “sarebbe stata troppa” (dico già che il problema era decisamente più complesso di così, ma per rispetto alle persone coinvolte non dirò altro). Ora, però, le cose erano cambiate. Io e lei lavoravamo (lavoriamo tutt'ora), avevamo una macchina, non avevamo vincoli di nessun genere. Sembrerà assurdo, dal momento che tutti i nostri coetanei non si fanno particolari problemi a girare anche più province per trascorrere una serata, ma noi realizzammo solo in quel momento che avremmo potuto farlo. Così decidemmo di andarci. La cena era un vero e proprio banchetto in stile medievale, bisognava presentarsi in costume. Ci saremmo sedute ad una tavolata unica, quindi ci siamo ritrovate vicino ad una compagnia di perfetti sconosciuti con cui abbiamo legato. Non ricordo granché della serata, più che altro perché nel giro di un'ora mi sono ritrovata completamente ubriaca. Ricordo solo che avevo pensato, guardando quella compagnia di amici che avevo appena conosciuto, qualcosa del tipo “no, mi sembra assurdo che non li vedrò più!”. E che avevo puntato un ragazzo di quella compagnia, piuttosto carino, e che sembrava ricambiare il mio interesse. Ci siamo anche scritti, per un po', dovevamo anche vederci. Poi, ho visto il suo interesse scemare gradatamente, fino a tirarmi pacco la sera prima del nostro primo appuntamento. Devo avere battuto tutti i record delle donne scaricate. Sul momento avrei voluto stanarlo e prenderlo a cazzotti (e una parte di me lo vuole ancora), poi, però, ho realizzato che, alla fine, forse l'interesse non era poi così alto neanche da parte mia. A parte un comprensibile nervosismo per come ero stata trattata, avevo la sensazione che per me non era ancora finita. Ero più che pronta a votare la mia vita ai gatti, dal momento che di uomini ne avevo ben più che abbastanza, ma il destino, a cui ho ricominciato a credere, aveva altro in serbo, per me. E così, una decina di giorni dopo la buca che mi ero presa, sono uscita a cena con quella compagnia. È stato lì che è successa la cosa più strana di tutte. Mi sono ritrovata a flirtare un po' con un ragazzo. Beh, ha superato di un bel po' la trentina, quindi, un uomo. Andrea. Mi era simpatico, davvero, ma la volta prima l'avevo visto e avevo pensato “sì, simpatico, ma... Ussignur!” Vi spiego: è quel genere di persona che, quando lo vedi, pensi “che tipo strano!”. Questo, e il fatto che alla cena medievale aveva scherzato parecchio con Jessica, lo aveva fatto relegare nell'area “disinteresse” del mio cervello. E, onestamente, pensavo veramente che ci potesse essere qualcosa tra loro due. Considerando il mio isolamento volontario con conseguente misantropia, mi sono sorpresa a scoprire che, in realtà, anche da sobria lo trovavo simpatico. Di più, mi trovavo veramente bene a parlare con lui. Certo, rimaneva sempre nell'area del disinteresse, ma qualcosa si era risvegliato, in me. E sembrava che la cosa fosse reciproca, tant'è vero che, tornata a casa, ho capito subito che il cellulare si era illuminato perché lui mi aveva scritto. Dieci giorni dopo, vale a dire il 15 febbraio dell'anno scorso c'è stato il nostro primo appuntamento. Da allora non ci siamo più lasciati. Anzi, lo scorso dicembre siamo anche andati a convivere. E non potrei essere più felice di così, almeno sentimentalmente parlando! Già, e questo come spiega il fatto che, di punto in bianco, abbia deciso di riaprire il blog? Beh, a parte che non l'ho mai dimenticato. Era un'ossessione, e non volevo lasciar perdere e mollare il colpo. La mia passione per i misteri è rimasta. Se guardo com'è cambiata la mia vita nell'ultimo anno e mezzo, come posso dire che i misteri non esistono? Come si spiegherebbe il cambiamento radicale che ho fatto? Cosa mi ha mosso, quella sera, a uscire dal mio isolamento? Cos'è successo, che ha tolto via quel ragazzo dalla mia strada, facendomi fare una virata così improvvisa verso Andrea? Ve lo giuro, ho ancora ben presente la sensazione che avevo: era come se qualcuno avesse guidato le mie mosse. Anche quando quel ragazzo mi ha respinta, avevo la sensazione netta che quel qualcuno, vedendomi andare in paranoia per lui, abbia pensato “santi numi, questa mica ha capito che deve andare in questa direzione!”, per poi darmi uno spintone nella direzione giusta. E tutto è successo dopo un momento di enorme stanchezza, in cui avevo pensato, rivolgendomi all'Altissimo “senti, io non ne posso più. Non so che cosa faccio per metà del tempo, non ho proprio voglia di andare avanti così. Pensaci Tu, che veramente ne ho le scatole piene. Fai quel cavolo che ti pare!” Sì, lo so, ho modi poco rispettosi! Ma devo dire che come sistema ha funzionato! Quindi? Siete pronti? Il Sentiero dei Fuochi Fatui è tornato!
giovedì 1 settembre 2016
Riapriamo i battenti!
«Ehm...
be'... i fantasmi sono trasparenti...» cominciò.
«Oh,
molto bene» lo interruppe Piton, con le labbra arricciate. «Sì, è
bello vedere che quasi sei anni di istruzione magica non sono andati
sprecati, Potter. I fantasmi sono trasparenti».
Ho voluto ritornare in questo blog con una citazione potteriana (ringraziando vivamente J. K. Rowling), che introduce un argomento che, suppongo, ormai si sarà capito: i fantasmi!
Prima di cominciare, però, vorrei scusarmi per i lunghi mesi di assenza. Purtroppo non mi è stato possibile seguire il blog, in quanto avuto diversi problemi, piuttosto pesanti.
I miei progetti non sono andati in porto, ma in realtà non me ne faccio un cruccio. Sono ritornata quindi, con calma, alla mia vita di sempre, pensando che, in fondo, quei progetti non facevano per me.
Non sapete quanto ho pensato a questo blog, comunque! Ogni giorno pensavo “devo scrivere un post, devo farlo assolutamente!”. Fino all'altro giorno, quando, alla fine, mi sono decisa, finalmente, a ritornare on-line.
Cosa ha spinto la mia decisione? Il pensare che, in realtà, pensare al blog non avrebbe generato post dal nulla, anzi! Decisamente, era ora di togliere le ragnatele dal mio pc.
Perché proprio i fantasmi? Beh, lo sapete, a me piacciono molto le storie di fantasmi. Ve ne ho parlato giusto qui. Teniamo conto del fatto che adoro le storie, e i fantasmi, in un modo o nell'altro, a mio avviso, sono i detentori per eccellenza delle storie e degli aneddoti. Quando sento parlare di fantasmi, non posso fare a meno di immaginarmi in una vecchia casa, con una presenza che la infesta. E mi chiedo “chissà qual è la storia di quella presenza... come ha fatto a trovarsi qui? Perché non è andata oltre?”. Figurarsi quanto mi affascinano i fantasmi, non ne ho mai visto uno in vita mia (ne ho sentito la presenza, ma quello è un altro discorso), mi sono limitata a immaginarmelo, e mi chiedo comunque quale sia la sua storia!
In realtà non so come mai non mi sia mai venuto in mente prima di parlarne, a parte le leggende che ho trascritto nei vecchi post.
C'è voluto il ricordo di mia nonna, mancata lo scorso maggio, perché mi venisse in mente di farlo!
Ultimo punto, prima di parlare veramente dei fantasmi in termini più tecnici.
Poco più su avete letto che ho sentito la presenza di fantasmi. Come ho già detto altre volte, non ho poteri soprannaturali. Non mi sentirete mai dire una cosa del genere. Oltre a trovarlo improbabile, lo trovo anche estremamente presuntuoso. Quello che intendevo dire è che quello che ho percepito sono sensazioni mie, mie soltanto. Non ho visto nulla, né sentito voci. Trattandosi di sensazioni che ho vissuto dopo la morte di mia nonna, a cui, nonostante tutto, ero affezionata, non escludo affatto che fossero dettate da suggestione dovuta al lutto, anche se, onestamente, preferisco credere che mia nonna, nei momenti in cui mi sono sentita sola e sperduta, mi si sia messa al fianco per non farmi vivere quelle spiacevoli sensazioni. Oh, al diavolo, lo ammetto: sono convintissima al cento per cento che ci sia altro, dopo la morte, e che mia nonna, in quei momenti, era davvero al mio fianco! Ma, come già detto e come non mi stancherò mai di ripetere, questo non implica che io possa vedere, sentire, parlare con i morti! È più perché volevo bene a mia nonna, che mi è successo questo, che non per chissà quale sensibilità mia!
Detto questo, cominciamo! Sul serio, stavolta!
Allora, cercando un po' in giro, ho scoperto che i fantasmi non sono solo “impronte di anime dipartite” (Severus Piton mi perdonerà!). Sì, ci sono i classici fantasmi generati dalla morte. Tu muori, la tua essenza rimane, specialmente se hai dei conti in sospeso. Il che è brutto, secondo me. Insomma, una cosa del genere implica che, in vita, ti sei reso schiavo di una cosa, un ricordo, per lo più, che ti ha consumato fino a renderti impossibile persino il riposo eterno!
Questo, a dirla tutta, sta rendendo i fantasmi meno affascinanti, ai miei occhi, e decisamente più tristi.
Tuttavia, come dicevo, sono rimasta molto sorpresa nel constatare che, nella categoria “fantasmi”, ci sono anche gli spiriti che non derivano necessariamente dalle persone trapassate.
Fanno parte della categoria anche le banshee, che ero convinta fossero dei particolari tipi di streghe. E anche il Black Dog, tradotto letteralmente come cane nero. Queste due creature fanno parte del folklore inglese e irlandese. In entrambi i casi, vederle era considerato un presagio di morte.
La banshee è un fantasma che, genericamente, si lega ad una persona. Solitamente la si sente piangere ed emettere lamenti, che smettono solo quando la persona in questione muore. Non è raro che anche i familiari del moribondo sentano i lamenti di quello spirito.
Sul Black Dog c'è da dire poco. È un enorme cane nero con gli occhi rossi. Mediamente infesta i cimiteri e chi lo vede è destinato a morire nel giro di poco tempo.
Sia chiaro, non esiste alcuna prova scientifica dell'esistenza dei fantasmi, qualunque tipo essi siano.
Nonostante la mia personale esperienza, sono la prima a dirvi di fidarvi solo del vostro istinto, e di sentirvi liberi di ridere in faccia a chi si definisce un cacciatore di fantasmi. Come dico sempre, non sono qui per convincere nessuno, e nemmeno un ghost hunter serio cercherebbe di farlo.
Ad esempio, a Padova opera un gruppo di ghost hunters (qui il loro sito). Quando sono andata ad una loro visita guidata al castello di Valbona (di cui vi parlerò più avanti) sono stati i primi a sostenere che, in realtà, non hanno prove scientifiche dell'esistenza dei fantasmi. Si limitano a registrare dei suoni e delle anomalie, senza pretendere di poterle spiegare.
Ultima cosa, prima di salutarvi. Negli anni ho notato che è ben difficile trovare dei libri decenti di narrativa che parlino di fantasmi. Così, spero di farvi cosa gradita elencandovi i pochi libri che sono riuscita a leggere sull'argomento.
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Amleto. Direi che non c'è nulla da dire, chiunque sa che cosa sia l'Amleto di Shakespeare. Per me, è stata l'opera che ha dato il via alla mia passione per i fantasmi.
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“Spettri da ridere”. Raccolta di racconti satirici, edito da Einaudi. Questi racconti parlano di fantasmi, ma come presa in giro della società vittoriana (in mezzo troverete anche il famosissimo “Fantasma di Canterville” di Oscar Wilde).
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“Il libro delle storie di fantasmi”. Raccolta di racconti. Interesserà sapere che è stato Roald Dahl a cercare e metterli insieme. Personalmente, non credevo che Roald Dahl avesse un gusto così impeccabile riguardo ai racconti di fantasmi. Sarà che l'ho sempre associato ai libri per bambini!
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“Storie di fantasmi”. Altra raccolta di racconti di autori vari. In effetti, non è semplice trovare romanzi interi sui fantasmi. Io ne conosco due, che fra poco leggerete in questo elenco. Questa raccolta è l'ideale se volete regalarla a dei bambini. Non sono storie che fanno paura, anzi, in certi casi sono anche divertenti. Questa raccolta è stata effettuata da Susan Hill.
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“Mucchio d'ossa”. Stephen King. C'è altro da dire? Ok, scusatemi, è che ne sono una grande appassionata. Questo è un romanzo, bello consistente, che parla di fantasmi. In realtà l'argomento è un altro, secondo il buon vecchio Steve, ma è grazie ai fantasmi che quel concetto è stato espresso. VI avviso: non ho avuto particolari problemi con la suspence, in questo romanzo. Il primo libro che ho letto di Stephen King è “Le notti di Salem”, uno dei suoi primi libri. In termini di paura, “Mucchio d'ossa” al confronto è acqua fresca (non ho ancora letto “It”, recupero appena posso!), per me, ma certi punti sono talmente drammatici che sono tutt'ora duri da leggere, anche se quel libro l'ho riletto più volte!
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“Un canto di Natale”, di Charles Dickens. Chi non ha mai sentito parlare di questo racconto? Come minimo ho visto la versione disneyana un'ottantina di volte. Per me, a Natale, è un appuntamento fisso! Uno dei racconti più particolari e commoventi che abbia mai letto sull'argomento.
Questi sono i libri che ho letto e che mi sono rimasti più impressi. Sicuramente ce ne sono altri, non ho nessun dubbio a riguardo, tuttavia, mi vengono in mente solo questi.
Da qui si passa ai libri che ho solo sentito nominare, senza averli (ancora) mai letti:
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“Giro di vite” di Henry James
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“L'incubo di Hill House” di Shirley Jackson. L'ho cercato in lungo e in largo. Il mio problema è che cercavo il titolo sbagliato. Io lo conoscevo come “La maledizione della casa sulla collina”. Ho scoperto solo dopo che il titolo con cui è più conosciuto è proprio quello con cui ve l'ho presentato. Oppure “La casa degli invasati”. Non che sapere i titoli alternativi me l'abbia reso più trovabile. Da quello che so, pare che sia un romanzo molto raffinato, dove non si parla esplicitamente di fantasmi, ma si viene indotti a credere in una qualche presenza. A quanto sembra, il finale lascia sempre un dubbio su cosa ci sia dentro quella casa. Non so se sia vero, dopotutto devo ancora leggerlo!
Ed eccoci arrivati alla fine di questo lungo post!
Voi che ne dite? Credete ai fantasmi? Avete mai avuto un'esperienza quanto meno curiosa a riguardo?
Avete libri da consigliarmi?
Sperando che questo post vi sia piaciuto, vi auguro una buona notte!
Alla prossima!
sabato 19 dicembre 2015
Del Natale, di viaggi con la mente e di speranza…
Lo confesso. Stavo per mollare il blog. Pensavo: lo leggono quattro gatti, perché dovrebbe interessare a qualcuno quello che scrivo? Senza contare che ultimamente ho poco tempo per andare dietro a tutte le migliaia di cose che faccio.
Poi ci ho riflettuto bene. Sì, è vero, tempo ne ho poco. Sono sempre in giro, “’vanti e indrio come ea pee dei oci” come si dice da queste parti (trad.: avanti e indietro come la pelle degli occhi), quindi non posso garantire a questo blog una certa continuità. Spero, il prossimo anno, di riuscire a essere più presente e ad avere più materiale da presentare. In linea teorica dovrebbe essere così, ma preferisco non dire altro, per scaramanzia.
E poi, stavo considerando diverse cose. Innanzitutto, la mia storia personale. Non so se vi ricordate, in questo post avevo parlato del Metodo Oh’Oponopono. Con oltre un mese di ritardo, voglio aggiornarvi su questo punto. Confermo, non è il metodo miracoloso in cui reciti una formuletta magica e tutto si risolve per magia. Un corno! Ma il suo lavoro lo fa. Applicandolo per un mese, dandomi attenzione, ho avuto l’opportunità di vedere i miei schemi, le mie paure. Ho potuto rivedere i miei sogni, che stavo trascurando in un modo vergognoso. Certe relazioni, che sembravano destinate alla rottura, le sto ricostruendo. Al lavoro mi sto applicando il più possibile e i risultati li vedo. Mi sono accorta che certe paure, che sembravano delle chimere inaffrontabili, in realtà sono più che in grado di affrontarle e superarle. Ne ho ancora di strada da fare, ma sapere che sto facendo la cosa giusta aiuta parecchio.
In questo calderone ho aggiunto diverse altre cose. Guardandomi attorno, mi sono resa conto che la sfiducia è diventata parte dell’atmosfera generale. Troppa gente è convinta che è inutile sognare, che bisogna accontentarsi. Senza contare che abbiamo chi costantemente ci ricorda che non possiamo avere aspirazioni, pensare un po’ fuori dagli schemi. Nonostante abbiamo tutto, alla fine ci siamo ritrovati ad essere una manica di depressi.
Perdonate il tono acido, ma devo ammettere che per me è un tasto molto dolente. Non mi piace chi distrugge i sogni e le aspirazioni degli altri. Un atto simile lo trovo di una codardia immensa, soprattutto se fatto per rivalsa personale o per farsi i propri comodi sulle spalle delle persone.
Con questo non dico che dobbiamo ribellarci e fare una rivoluzione. Come ho già detto in altri post, non sono il genere di persona che inneggia alla rivoluzione, né sono tipo da complotti. Personalmente, ritengo che quel genere di persona sia qualcuno da non prendere sul serio. Questo fino a quando non vedrò dei riscontri in quello che dicono.
Tuttavia sono profondamente convinta che ci sia altro, oltre a quello che viviamo, ragion per cui non intendo arrendermi.
In contemporanea a questi pensieri, mi sono ritrovata a leggere questo post, dal blog di Luciana Littizzetto, in cui spiega con termini più chiari il mio pensiero. Aggiungiamo il fatto che è Natale, tempo di incontri, di riflessioni e si arriva a questo post.
Il mio desiderio e il mio messaggio, per questo Natale, è quello di non arrendersi mai. Anche se siete stanchi di sperare, anche se pensate che quello che volete non si realizzerà mai, non arrendetevi. Trovate un modo per realizzare i vostri desideri, e tenete conto di una cosa: se anche si realizzano in piccolo, considerate che si sono realizzati! Un esempio è questo blog, e il mio account su EFP Fanfiction. Sì, ho nutrito dubbi per mesi sul mio modo di scrivere, visto che non sono tanti a fare una capatina in questo blog, o a dare una letta alle mie storie. E a volte è un po’ deprimente, lo ammetto. Ma c’è sempre qualcuno che legge (e vi ringrazio davvero tantissimo!) e ho scoperto che, anche se mi piacerebbe se ci fossero più persone a seguirmi, comunque per ora mi basta. E sto lavorando per migliorare il mio modo di scrivere e di approcciarmi ai miei lettori. In fondo, mica tutti nasciamo esperti!
Quindi, davvero, non arrendetevi a chi vi dice che i vostri desideri non sono validi. Se i vostri desideri vi danno una spinta, e se quando non li seguite state male, allora questo deve bastarvi per andare avanti!
Per quanto riguarda me, il significato del Natale è anche questo. Speranza per il futuro. Non arrendetevi mai!
E ora, passiamo alla storia di rito. Se ben ricordate, in questo post vi ho raccontato dei miei due giorni in Trentino.
Non vi ho raccontato tutto, ed è stata davvero dura tenermi questo racconto fino ad ora! Ora che è il momento di narrarvi questa storia, invece, mi sembra assurdo che siano passati già quattro mesi!
Dunque, vi ho raccontato della mia camminata verso la rocca, dei miei pensieri, della mia passeggiata a Castel San Michele. Ed è proprio qui che vi riconduco. Ricordo che in quel momento pioveva, era già buio, e faceva un discreto freddo, nonostante fosse estate. Arrivata al castello, sono entrata nei cortili. In quelli esterni c’erano degli scultori del legno che lavoravano. Nel cortile interno, invece, non c’era praticamente nulla. Il mastio era chiuso ai visitatori. Mi sono fermata nel bel mezzo del cortile e ho ammirato la torre. Non sono durata a lungo, la pioggia cadeva e non avevo ombrelli con me. Girandomi per andarmene ho notato delle sale, probabilmente stalle, o alloggi della servitù. Mi sono avvicinata, incuriosita, visto che non c’erano neanche delle transenne o delle porte. In una di quelle sale ho trovato una piccola sorpresa: un presepe animato!
Confesso di non avere un grande spirito di osservazione. La saletta era immersa nell’oscurità. Tuttavia distinguevo bene le statuette, quindi non mi sono posta il problema di accendere le luci, mi sono limitata a godermi l’immagine del presepe e il silenzio che regnava. In effetti, non mi sono accorta che il presepe era animato fino a quando non sono arrivati altri visitatori e hanno premuto un pulsante. A quel punto la saletta si è illuminata e le statuine hanno cominciato a muoversi. C’era anche una musichetta natalizia.
Il presepe non era un classico presepe con l’immagine della Sacra Famiglia. Sì, c’era, logicamente, ma la storia che raccontava era anche un’altra. Anzi, altre due.
Le storie di tregue non ufficiali effettuate durante la prima guerra mondiale, in occasione del Natale.
Dunque, se devo essere sincera, non sono una credente in senso stretto. Credo nell’esistenza di Dio, ma non riesco a darGli un volto. Così ho finito con allontanarmi dal cristianesimo, sebbene non abbia nessun dubbio sull’esistenza di Gesù e sulla validità del Suo messaggio. Senza contare che il mio vissuto mi impedisce di dare troppo credito alla Chiesa. Non me ne vogliano i cattolici osservanti, ho un gran rispetto per loro, come per chiunque segua qualunque religione. A patto che non cerchino di impormela. E non mi sentirete mai spiegare cosa mi ha spinto a pensarla così, proprio per una questione di rispetto.
Ma, dato che ho bisogno anch’io della mia dose di spiritualità, i miei trascorsi mi hanno portata ad avvicinarmi ai rituali del paganesimo.
Tuttavia, mentirei se vi dicessi che quelle storie, così marcatamente cristiane, non mi hanno toccata nel profondo. Ero lì, in silenzio, a leggere quelle storie, ad ascoltare la riproduzione delle esplosioni e le musiche di Natale, a guardare la storia che mi raccontava quel presepe, tra l’altro in un momento della mia vita molto delicato. In quel momento, ho ritrovato il senso della solidarietà tanto decantata dalle religioni di tutto il mondo. Pensavo di averlo perso per sempre. Ricordo che, alla fine, avevo il viso inondato di lacrime. Singhiozzavo, persino, e ho fatto una gran fatica a smettere.
Spero che queste storie facciano venire in superficie questi sentimenti anche a voi.
Buon Natale!